CICLO DI 4 INCONTRI PEDAGOGICI A cura di Manuela Scriva

IL BAMBINO: UN PICCOLO CORPO PER UNA COSCIENZA IN CRESCITA il valore dei primi tre anni per la vita e le relazioni future

Il sentimento che nell’uomo vive una componente innata di natura spirituale feconda gli aspetti più pratici legati alla cura del bambino piccolo, restituendo ai gesti e alla parola senso e autorevolezza.

Ricercare i nessi tra la prima infanzia, l’adolescenza e l’età adulta ci rende più liberi nelle scelte che compiamo oggi e più responsabili per il futuro che avanza, dato che ognuno di noi, volente o nolente, ne è l’artefice.

RIVOLTO A: INSEGNANTI, OPERATORI, MAMME E PAPA’ IN ATTESA, NONNI, BABY SITTER.. Martedì 2-9-16-23 maggio 2017 dalle 19:00 alle 20:30

Affinché la sua componente spirituale possa abitare il fisico in modo saldo ed equilibrato occorre accogliere il bambino innanzitutto nella sfera del tempo, introdurlo alla vita attraverso un ritmo che cadenzi ogni gesto rivolto a lui.

Le azioni ripetute, all’interno dei medesimi contesti, sono per lui fonte di fiducia; i fatti noti, frutto dell’agire cosciente dei genitori, apporteranno ordine alla qualità del sonno, alle richieste di cibo o attenzioni, allo stato di veglia. Il risultato di queste cure intrise di scelta, dedizione e volontà di protezione dall’eccesso di stimoli, causato anche dalla mancanza di ritmo, lo ridestano all’ambiente in modo sano.

In questi anni altamente formativi i piccoli ma fondamentali gesti quotidiani sono motivo di accudimento ma anche di contenimento, forniscono un chiaro limite al bambino: essi sono alla base della nostra relazione con lui e della sua col mondo. Le sane abitudini incorporate ora saranno l’ancora per le maree adolescenziali, sostenute dall’autorevolezza genitoriale già ampiamente sperimentata negli anni dell’infanzia.

Inserire il bambino nel ritmo significa preservare il più a lungo possibile quella condizione di universalità che si manifesta nella dedizione totale che ha per l’ambiente.

Là dove s’innescano aritmie si velocizza il processo di perdita di quella coscienza espansa propria del bambino piccolo, egli diviene più presente a se stesso, stimolato così ad acquisire precocemente atteggiamenti di tipo individuale (spesso erroneamente fomentati dalla continua possibilità che gli diamo di effettuare scelte, anche per le più banali manca ancora l’esperienza che le può rendere veramente libere!). Ciò comporta un impegno fuori misura per la componente neuro-sensoriale che tendendo ad anticipare sottrae forze alla maturazione organico-corporea che inevitabilmente tende a rallentare manifestando, non di rado, immaturità del linguaggio, del movimento (caotico o dimesso), delle abilità manuali; elementi quest’ultimi sui quali si basa il vivere sociale. Un affaticamento generale può portare cagionevolezza. Inoltre a livello relazionale l’insorgere di atteggiamenti dispotici che spesso celano paure ed insicurezze possono ostacolare la naturale apertura dei piccolini.

 

L’educazione prenatale non ha ancora nessun compito riguardo al bambino stesso, e può essere solo una conseguenza inconscia di come si comportano i genitori e specialmente la madre. Se la madre, fino al momento della nascita del bambino, si comporta in modo da portare a espressione in se stessa ciò che è moralmente e intellettualmente giusto, trasmetterà direttamente al bambino quello che lei compie in una continua autoeducazione.   

Rudolf Steiner

Le forze di volontà, espressione della funzionalità organica, sono molto presenti nel bambino piccolo (e fino ai 7 anni), esse trovano nell’educazione al ritmo un canale nel quale riversarsi e preservarsi; coltiviamo ora per la vita adulta entusiasmo, coraggio, spirito d’iniziativa per agire nel mondo e per vegliare sull’educazione del proprio sé, qualità essenziali per sentire nel prossimo una risorsa e non una minaccia.

Possiamo farlo unicamente appellandoci alla necessità che il bambino ha di imitarci, inconsciamente mosso dalla sua natura universale a trovare negli adulti degli esempi.

La priorità del bambino è di conoscere attraverso il fare, le spiegazioni astratte, l’ atteggiamento di tipo scientifico-razionale e l’uso indiscriminato degli strumenti tecnologici disturbano la maturazione della sfera volitiva; il bambino risulterà sveglio sul piano intellettuale ma rischierà di ritirarsi da quello dell’azione e di imitare meno, lasciando così un terreno fertile ad atteggiamenti di tipo egoico e anaffettivo.

L’imitazione è il germe, l’empatia il frutto. Tra esse c’è il tempo dell’educazione.

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