L’Arte di Educare

Nel secolo scorso Rudolf Steiner lavorò assiduamente per la diffusione dell’Antroposofia; tale via di conoscenza dell’essere umano ha dati impulsi innovativi a vari ambiti della vita. L’agricoltura biodinamica, l’architettura organica, l’arte medica e quella pedagogica sono ispirate ai suoi contenuti. La pedagogia Waldorf o steineriana è presente in tutto il mondo con più di 800 scuole delle quali la metà in Europa, 20 solo in Italia, oltre a 30 asili e molti “gruppi gioco”.

Dall’asilo alle superiori per un insegnante Waldorf è prioritario approfondire e meditare sugli aspetti antropologici, sicché da essi possa scaturire una libera relazione col piano di studi, rivolta alle  intuizioni e non agli schemi. All’asilo si sperimenta l’arte del ritmo e della ripetizione, così la volontà del bambino, tanto presente in questa fase, può fluire nei gesti ripetuti legati alle mansioni domestiche e nel gioco libero. I bambini gioiscono nel fare e si acquietano grazie al senso di fiducia che la ritualità infonde. Sono gli arti che per primi imparano a “pensare”, semplicemente imitando l’agire sensato dell’adulto, la “testa” può ancora riposare e lasciarsi trasportare. Tutto l’insegnamento della scuola dell’obbligo è basato sull’agire artistico, la grammatica è un sasso duro da digerire se manca l’umorismo, la geometria è astratta se isolata dal disegno e dall’euritmia, le relazioni tra compagni sono più difficili senza il canto e la recitazione. In questo periodo i ragazzi sono colmi di sensibilità estetica e se lo scibile giunge loro deprivato della bellezza inevitabili sono per loro  l’offesa e la fatica. Giunti al terzo settennio i giovani necessitano di un approccio più razionale nei confronti delle materie ed esigono solide competenze dai propri insegnanti i quali non dimenticano che l’esercitazione artistica è ancora tanto importante e lo sarà per tutta la vita. Durante tutto il percorso scolastico e prescolastico i maestri coltivano profonda dedizione per l’individualità che è in nuce nei discenti. Tale atteggiamento di cura dona al giovane una sensazione dal valore inestimabile: sentire che la conoscenza si disvela autonomamente dal proprio essere e riconoscere che gli insegnanti null’altro hanno fatto se non di lasciare ad essa il tempo e lo spazio. Il bambino all’asilo è un incessante lavoratore che impara giocando, il ragazzo è un fine esteta che apprende gustando, il giovane si appresta alla vita liberamente pensando.

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